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Democrazia Partecipativa Vs democrazia rappresentativa

by Stefano Quadri
Democrazia Partecipativa Vs democrazia rappresentativa

Con il governo Draghi i partiti si sono liquefatti, e con essi è miseramente fallita anche la democrazia rappresentativa, che si basa esclusivamente sul voto.

Così oggi in Italia non abbiamo più l’Istituto del VOTO e continua a non esistere il più importante Istituto della Democrazia, cioè il POPOLO SOVRANO aggregato attorno a valori condivisi.

L’Istituto del voto in Italia è stato sempre una vera e propria beffa.

Fu Agostino Depretis, Presidente del Consiglio dal 1876, ad introdurre nel sistema politico italiano la famigerata Politica del TRASFORMISMO; cioè la pratica, ancora oggi in uso, di acquisire sottobanco i voti dell’opposizione in cambio di favori a carico delle finanze dello Stato (cioè a carico del denaro di noi cittadini).

Essa implica fenomeni di corruzione e degrado morale, amplifica l’emarginazione dell’opinione pubblica dalla vita politica del Paese e, soprattutto, VANIFICA IL VOTO.

È così che ha avuto inizio il mercanteggiamento dietro le quinte e la collusione tra interessi privati e interessi pubblici (al posto dello scontro nel dibattito politico) con conseguenze devastanti sulla Società Civile.

Francesco Crispi, il successore di Depretis, amplificò questa pratica che raggiunse, con Giovanni Giolitti definito da Gaetano Salvemini il “Ministro della Malavita”, livelli di perfezione quasi scientifica.

Naturalmente sotto il Fascismo questa pratica cessò per ovvie ragioni, ma riprese subito dopo, se è vero com’è vero, come risulta dagli atti parlamentari, che dal 1948 al 1991 il PCI ha votato in accordo con la DC oltre il 90% delle Leggi.

Democrazia Partecipativa Vs democrazia rappresentativa: l’Istituto del Voto

L’Istituto del Voto, nell’Italia del Trasformismo, è stato sempre una vera e propria grottesca farsa; ma anche un’enorme presa in giro per le decine di milioni di elettori, che, infatti, disertano sempre più numerosi le urne.

I partiti sono diventati centri di potere fine a sé stesso e da troppo tempo hanno perduto la loro ragion d’essere fondamentale, che è quella di governare il Paese con efficienza ed efficacia.

Un esempio clamoroso è il M5S il quale, nato proprio per rappresentare il disgusto degli italiani verso il pessimo lavoro fatto dai partiti, ne è divenuto la massima espressione in negativo, rappresentando esso stesso, tutt’intero, un voltagabbana: una cosa mai vista e che nessuna mente, nemmeno la più perversa, poteva lontanamente concepire. Qui non parliamo di un singolo parlamentare che fa il voltagabbana, ma di un intero partito che prende il 33% dei voti e scappa!

Anche FDI, cui va riconosciuta coerenza e serietà, e che ben rappresenta il sentimento patriottico di chi ha a cuore le sorti dell’Italia, è un partito accentratore e quindi a vocazione rappresentativa.

Guardando ai risultati, i partiti rappresentano il fallimento della politica e la morte della democrazia rappresentativa che si sostiene soltanto sull’istituto del voto.

Già di per sé l’istituto del voto è insufficiente a configurare una democrazia, ma l’istituto del voto tradito trasforma la politica in una beffa nei confronti dei cittadini che necessitano di efficienza, stabilità e regole certe.

Questa situazione non poteva che fallire, anche perché in questa situazione il cittadino, di fatto, diviene un suddito inerme perché, seppur raggirato, non può prendere alcun provvedimento.

Ed ecco che oggi, con l’avvento di Draghi, cioè di un soggetto esterno alla politica, che non ha mai avuto la legittimazione popolare, i partiti sono stati di fatto commissariati a causa della loro corruzione e della loro manifesta incapacità.

Ma questa situazione, che per non sfociare in palese dittatura non può protrarsi all’infinito, necessita di una soluzione urgente.

E la soluzione è dare vita anche in Italia, come in Francia, in Germania, in Inghilterra, negli USA, in Canada, ecc., ad una DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, ove il Popolo (“Sovrano”), chiamato a votare, abbia anche il potere di condizionare l’operato della classe politica liberamente eletta.

Verso la Democrazia Partecipativa

Per realizzare la DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, però, è necessaria l’aggregazione del POPOLO SOVRANO, anche in ottemperanza al comma 2 dell’art. 1 della Costituzione Italiana che dice: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La soluzione, come sempre, ci viene dall’Antropologia Culturale (vedi Sezione Memoria Storica), la Scienza che studia quali sono i VALORI attorno ai quali si aggrega il POPOLO SOVRANO, in contrapposizione alla DISGREGAZIONE SOCIALE alimentata dai partiti, che da 150 anni ci raccontano ancora la storiella che “l’Italia è fatta, ma bisogna fare gli Italiani”.

Non possiamo più restare soggetti passivi. Dobbiamo diventare, come i francesi, i tedeschi e gli inglesi, soggetti attivi in grado di condizionare e pilotare la Politica ad agire nell’esclusivo interesse della Nazione.

Questa trasformazione da suddito inerme a Cittadino attivo si ottiene solo e soltanto attraverso l’aggregazione popolare attorno ai valori simbolici ed identitari dell’antropologia, che sono oggettivi, e non hanno nulla a che vedere con il soggettivo orientamento politico.

La democrazia rappresentativa è fallita per l’indegnità di chi ha rubato e tradito il consenso popolare.

Diamo finalmente vita, anche in Italia, alla DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA.

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