fbpx

Cenni di Antropologia Culturale – Parte 3

by Stefano Quadri

La Storia Moderna, pubblicata sinteticamente in questo nostro sito, rappresenta (non ci stanchiamo di ripeterlo) il più importante VALORE SIMBOLICO AGGREGATIVO DEL POPOLO (“epos”).

La conoscenza della Storia Moderna chiarisce le oggettive difficoltà storiche che ostacolano noi italiani ad aggregarci e a costituire un popolo unito, senza il quale non può esistere la Democrazia.

Fin dalla Protostoria, nella nostra penisola, c’è stata una successione di tribù (celtiche, venete, liguri) e di popoli (Etruschi, Greci, Fenici).

Dopo la caduta di Roma (476 d.C.), il nostro territorio ha subìto una serie di invasioni delle tribù germaniche (Unni, Visigoti, Goti, Vandali, Svevi, Burgundi, Franchi) fino alla spallata finale ad opera delle truppe germaniche guidate da Odoacre.

La Sicilia venne invasa dagli Arabi nell’827 e dai Normanni nel 1027.

La penisola italiana, quindi, a differenza dei territori dell’Europa centro-orientale, caratterizzati dalla prevalenza germanica a ovest e slava a est, non ebbe una storia uniforme.

Questa realtà non ha consentito al sistema feudale di organizzarsi in Italia allo stesso modo che nei Paesi europei del centro nord.

La conseguenza è stata che in Italia, al posto di un sistema feudale, si è avuto lo sviluppo originale della Civiltà Comunale, che ha favorito la formazione di una nuova classe (la borghesia mercantile, manifatturiera e finanziaria) che ha spinto l’Italia del Rinascimento (secoli XII-XV) al vertice del progresso in tutti i campi della civiltà.

Ma alla lunga, questa si è anche dimostrata una strada senza uscita.

Infatti, nel secolo XVI, mentre nel Centro-Nord Europa hanno cominciato a formarsi gli Stati, grazie all’aggregazione di marchesati, ducati, principati, monarchie e città; in Italia le città sono cadute nelle mani di famiglie potenti e delle loro clientele.

Cenni di Antropologia Culturale: lo sviluppo della coscienza civile italiana

In Italia è mancato “l’anello di passaggio dalla società feudale alla società fondata sulla primazia dello Stato Assoluto”.

Il sistema italiano di signorie e principati non è stato capace di resistere agli attacchi portati dai nuovi Stati Assoluti, in concorrenza tra loro per il primato europeo.

Siamo passati dall’inarrestabile discesa di Carlo VIII, che conquistò Napoli nel 1494, al trattato di Cateau Cambrésis (1559), che ha sottomesso la penisola al dominio spagnolo fino al 1713, al trattato di Utrecht (1713) che ha assoggettato la penisola a Spagna, Austria e Francia fino all’Unità d’Italia (1861).

Sul piano economico, sin dal secolo XVI, la penisola, dopo avere primeggiato per 3 secoli, subì un tracollo.

Sul piano storico l’Italia si è assentata dalla scena europea, proprio in una fase in cui, sul piano delle idee e della pratica politica, gli Stati Assoluti si arricchivano di quei valori universalistici dai quali derivano gli aspetti migliori delle società democratiche.

Sul piano antropologico, nella società post-comunale sono state poste le premesse per una società chiusa nei particolarismi, dominata dalle dinastie italiane e straniere, “all’ombra della Controriforma e della morale gesuitica”.

Questo patrimonio culturale “si definisce innanzitutto per una diffusa asocialità, cioè per la mancanza di solidarietà, al di fuori della ristretta cerchia delle famiglie e parentele, con un rifiuto totale, addirittura rabbioso, di ogni impegno morale o politico nell’interesse della collettività.

Leo Longanesi disse che “la nostra non è una vera e propria società, ma un insieme di famiglie”.

Un altro tratto diffuso, è la tendenza alla subordinazione, all’accettazione del dominio come un fatto di natura e all’immobilismo fatalistico e rassegnato, testimoniato dalla cultura popolare, ma anche dal Guicciardini che parla di fuga dalla libertà” (Prof. Carlo Tullio Altan, 1916-2005, “La coscienza civile degli italiani”).

Prendere atto che questa mentalità “particolaristica” è incompatibile con le complesse esigenze delle società moderne, percorse da correnti di idee, da interessi economici e da forze sociali che trascendono i limiti delle nazioni, è un passo avanti indispensabile per acquisire lo status di Cittadino Attivo, desideroso di aggregarsi a costituire il POPOLO SOVRANO.

Solo il POPOLO detiene il POTERE COSTITUZIONALE di controllare l’apparato politico.

Qui non c’è spazio per i “cani da guardia del sistema”, che cercano di introdurre elementi disgregativi, camuffati da “buone intenzioni”, allo scopo di creare confusione ed alimentare il “divide et impera” tanto caro all’apparato di potere.

A questa gente, che si riempie sempre la bocca di Costituzione e che, dopo avere creduto in sistemi disumani e falliti, continua a pontificare, ricordiamo l’art. 12 della Costituzione italiana:

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”.

La BANDIERA è un grandissimo Valore Aggregativo. Lo dimostra il fatto che, quando andiamo all’estero, siamo inondati da bandiere nazionali esposte persino in bar e ristoranti.

Articoli Simili

Lascia un commento