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Accadde a Febbraio ….

by Stefano Quadri

Febbraio 1831: i moti del 1831 nello Stato Pontificio

Il 3 febbraio 1831, in seguito all’arresto del capo della carboneria di Modena, Ciro Menotti, scoppiò una rivolta che coinvolse diverse città dello Stato Pontificio, da Modena, a Parma e Bologna, alle Marche e all’Umbria.

Durante questi moti insurrezionali iniziò a sventolare il tricolore.

Il 5 febbraio gli insorti dichiararono la secessione di queste città dallo Stato Pontificio, proclamando la nascita delle Province Unite Italiane, una Repubblica Parlamentare con capitale Bologna che, in un congresso a Bologna di 49 notabili, decretò “l’emancipazione totale di tutte le provincie insorte dal dominio temporale dei Papi”

Appena saputa la notizia, Michelangelo Buonarroti spronò gli italiani a sollevarsi in massa contro ”il truce Alemanno, che spietato tracanna il nostro sangue e si pasce delle nostre lacrime”, annunciando inoltre che una legione di volontari si stava radunando a Lione ed era pronta per sconfinare in Savoia.

Purtroppo le Province Unite non riuscirono a reggere l’intervento armato dell’Austria.

Il 25 febbraio 1831 un’armata composta da 5000 soldati austriaci attraversò il fiume Po, si diresse verso Modena, ed in pochi giorni fu prima a Bologna e poi a Ferrara.

Il 25 marzo 1831, sconfisse a Rimini, nella battaglia delle Celle (detta anche battaglia di Rimini) l’esercito guidato dal generale Zucchi e composto da appena 1500 volontari rivoluzionari italiani.

Molti volontari erano armati solamente con fucili da caccia.

Fu questa la prima battaglia che vide contrapporsi, sulla penisola, truppe unicamente italiane contro l’esercito austriaco.

I patrioti italiani ripiegarono verso Ancona ove furono definitivamente sconfitti il 26 aprile 1831.

Seguì un’ondata di repressioni e di condanne a morte.

Il 26 maggio 1831 furono giustiziati i patrioti Ciro Menotti, Vincenzo Borelli ed il generale Zucchi.

Alla fine del 1831, inoltre, il papa inviò un esercito di cinquemila soldati a Rimini, Cesena e Forlì per completare la restaurazione.

Molti patrioti riuscirono a fuoriuscire in Francia, a Corfù e in Inghilterra.

Il valore politico della battaglia venne propagandato in Europa da Giuseppe Mazzini.

Il generale Zucchi, nelle sue memorie, scrisse “Questa opposizione, fatta ad un nemico grosso e potentissimo da giovani soldati non usi alla guerra, rimase allora come una lontana speranza: che giorno verrebbe in che gli Italiani concordi saprebbero mostrare all’Europa che essi avevano tuttavia generoso e gagliardo sangue nelle vene per sfidare sui campi delle battaglie gli oppressori della loro grande patria”.

la Redazione

 

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