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9. Il Declino Italiano

by Stefano Quadri

Facciamo un breve passo indietro.

Come abbiamo visto, dopo il 1517, nell’Europa riformata del centro-nord, poiché ognuno doveva leggersi la Bibbia da sé, il primo obiettivo dei luterani fu tradurla nelle varie lingue.

La Chiesa invece proibì la traduzione della Bibbia, accettando solo la versione in latino di Girolamo, perché pretendeva di essere la sola ed insostituibile mediatrice tra il fedele e Dio, quindi anche l’unica autorità qualificata a spiegare le Sacre Scritture.

Poiché in molte Nazioni la Bibbia è stato il primo testo in lingua locale, possiamo comprendere il perché Martin Lutero non è stato solo il padre della Riforma, ma, grazie alla traduzione della Bibbia in lingua tedesca, è considerato oggi in Germania anche Padre della Patria e della lingua tedesca (logos, come valore aggregativo del Popolo).

Inoltre, dato che la Riforma obbligava il fedele a leggere la Bibbia, ecco che la popolazione iniziò ad alfabetizzarsi.

Questo rappresenta la fine dell’analfabetismo, e quindi anche della schiavitù intellettuale, in un’epoca in cui il 90-95% degli europei era analfabeta.

L’alfabetizzazione coinvolse sempre più masse popolari, grazie anche alla capillare diffusione delle scuole.

Ora i letterati protestanti non scrivevano più per i pochi signorotti che sapevano leggere, ma iniziarono a scrivere per il Popolo, che era in grado di acquistare e leggere libri.

Ed è il pubblico, il Popolo, che potendo partecipare alla vita mediatica e letterale vuole, legittimamente, che si parli dei problemi del Popolo, dei suoi interessi, aspirazioni, sentimenti, sogni, con il linguaggio semplice che caratterizza la letteratura protestante.

Si gettarono le basi di ciò che oggi chiamiamo Democrazia: Potere al Popolo.

L’Italia a causa della controriforma clericale, è tagliata fuori da questa colossale rivoluzione e si piega al dominio del clero e del guardiano spagnolo.

L’Italiano tende a ribellarsi poco, quasi timidamente, perché NON HA ANCORA ACQUISITO IL SENSO RELIGIOSO DELLA LIBERTÀ‘.

La Chiesa e la Spagna negano all’uomo la qualità di cittadino e lo inchiodano in quella di suddito.

Da noi si ritorna alla società del Medio Evo, con il suo vertice di aristocratici e prelati.

I ceti intermedi si dissolvono in una massa amorfa, il Popolo, non più protagonista di nulla, si difende solo con la disubbidienza, con sterili reazioni di violenza di piazza oppure si dà alla macchia come brigante.

Si taccia di eresia chiunque pensi con la propria testa.

Gli effetti sull’alfabetizzazione e sulla cultura sono immediati: nessuno dei due poteri (clericale ed aristocratico), hanno interesse che il Popolo sia istruito, e quindi cosciente.

L’italiano analfabeta è facile da manipolare e governare, dipende in tutto e per tutto da questi due poteri, Chiesa e Aristocrazia.

Se l’italiano vuole parlare con Dio deve sottomettersi alla Chiesa, perché, secondo la Chiesa, “Dio parlava solo latino”.

Se l’italiano deve parlare con i governatori, che vivono di carte e timbri, allora deve sottomettersi all’autorità vigente.

Niente scuole, niente alfabetizzazione, e ciò impedisce la formazione di un mercato e di un’economia culturali.

Gli scrittori italiani non scrivono pensando al pubblico, che essendo analfabeta non compra i libri, scrivono per i potenti, perché sono i loro unici clienti.

Così gli uomini di cultura, i letterati, devono assecondare gli interessi dei potenti, diventando sia complici che strumenti del potere.

I letterati ed intellettuali protestanti trovano nel Popolo la loro clientela, diventandone anche guida e strumento di crescita, mentre i loro colleghi italiani diventano sempre più parassiti e cortigiani.

I letterati italiani evitano i problemi politici, sociali e spirituali, perché in ognuno di essi il potere clericale ed aristocratico avverte odore di sovversione e rivolta.

I letterati italiani si chiudono in circoli in cui si parla solo tra soci, come le Accademie, oppure inventano maniere come l’Arcadia, un’Accademia dove i soci componevano versi di tipo pastorale, perdendo ogni contatto con la realtà.

L’Italia del 1600, nel giro di pochi decenni, passa dal primo all’ultimo posto dello scenario europeo, rimanendoci per quasi tre secoli.

L’Italia è controllata dall’Inquisizione e dalla guardia spagnola, due poteri assoluti, che impediscono qualsiasi discussione sulla loro legittimità e sui diritti del Popolo.

Ora inizia ad essere chiaro perché l’italiano tende a non ribellarsi?

È inutile continuare a dire che noi italiani siamo pecore, come fanno molti parassiti, servi della controinformazione, che in maniera isterica e spesso patetica, si scagliano con cattiveria su noi italiani definendoci pecore.

Noi italiani non siamo pecore, ma l’esatto contrario.

Abbiamo imparato ad essere imprevedibili, non si sa mai cosa pensiamo e cosa siano in grado di fare.

E questa imprevedibilità ci rende affascinanti, geniali ed anche temuti.

Questa imprevedibilità è anche alla base della nostra eccezionale creatività, che ci ha permesso di primeggiare in tantissimi campi a livello mondiale.

Il boom economico degli anni ’50 e ’60 ne è la prova matematica.

Esso fu possibile perché noi italiani avemmo finalmente la possibilità di agire liberamente.

Ovvero in assenza dell’oppressione burocratica, fiscale, giudiziaria e mediatica con cui dobbiamo fare i conti oggi e che, se non prendiamo adeguati provvedimenti, ci impedisce di bissare quel miracolo che, in soli 15 anni, ci ha fatto colmare il divario secolare rispetto alle altre Nazioni del centro-nord Europa.

L’Italia rialzandosi dalla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, nel giro di pochi anni è diventata una delle potenze mondiali.

Dal baratro del conflitto mondiale abbiamo raggiunto le vette del mondo, e le altre nazioni se ne sono accorte.

Non a caso, oggi, cercano in tutti i modi di soffocarci, di farci credere che siamo disordinati, incapaci, inaffidabili, che tutto ciò che viene dall’estero è migliore rispetto a ciò che sappiamo fare noi italiani.

Cercano disperatamente di metterci l’uno contro l’altro, destra contro sinistra, fascisti contro comunisti, imprenditori contro dipendenti, statali contro privati, nord contro sud, e “chi più ne ha, più ne metta”.

Tutte fesserie, perché è molto chiaro che se noi italiani ci uniamo, allora ci rialziamo, ci riaccendiamo di luce propria, e insieme, andiamo a riprendere quello che ci spetta, ovvero soddisfazioni, ricchezza e abbondanza.

Per fare questo occorre unirci, attorno al DNA collettivo conservato nella nostra memoria storica (epos).

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