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5. Calvino

by Stefano Quadri

Le dottrine di Giovanni Calvino arrivarono anche in Italia, soprattutto a Venezia e Lucca, ma la repressione dell’Inquisizione fu estremamente severa e sanguinaria.

Chi veniva giudicato colpevole veniva arso al rogo.

In Italia le rivolte venivano stroncate sul nascere, anche perché mancava uno Stato unitario e laico che offrisse rifugio a chi veniva perseguitato dall’Inquisizione.

Teniamo anche conto della pressione finanziaria della Chiesa su tutta la penisola italiana attraverso il sistema delle indulgenze, che dalle tasche del popolo, faceva confluire parecchi quattrini nelle casse pontificie.

Come scrisse Indro Montanelli “gli italiani da un pezzo avevano trovato un comodo compromesso tra Paganesimo e Cristianesimo in un credo politeistico popolato da benevoli santi protettori.

Il loro Dio era diventato un padre affettuoso, cordiale e indulgente, disposto a perdonare tutta una vita di peccati per un gesto di pentimento in punto di morte.

Nulla a che vedere con la passione teologica di Lutero, il rigorismo morale di Calvino e al loro minaccioso ed intransigente Dio.

Mentre la mondanità di Papi e cardinali faceva la debolezza della Chiesa agli occhi dei rozzi e appassionati uomini del nord Europa, la stessa mondanità di Papi e cardinali faceva la forza agli occhi degli scettici e civili italiani”.

Poiché nel centro-nord Europa non tutti i cittadini si erano convertiti alle dottrine luterane o calviniste, e vi erano ancora persone fedeli alla Chiesa di Roma, divamparono guerre sia interne che esterne, in aggiunta a quelle per contendersi sia l’egemonia dell’Europa, che il predominio sui nuovi mercati delle Americhe.

In questo periodo storico l’Italia è fuori dai giochi, e l’italiano, privo della coscienza individuale che invece caratterizzava le nazioni riformate, non riusciva a ribellarsi ai soprusi degli spagnoli o dell’Inquisizione.

Come scrisse Montanelli nella sua Storia d’Italia: “pochi decenni bastarono a trasformare l’Italia dei secoli d’oro, fremente di energie competitive e di personalità eccezionali che avevano assicurato il primato in tutti i campi, in uno squallido cimitero”.

Non ci sono dubbi che l’Italia, soprattutto nel Medio Evo e nel Rinascimento, aveva ampiamente dominato il panorama europeo, primeggiando su tutto, come pittura, scultura, poesia, finanza, cultura e molto altro.

Per ciò che concerne la finanza non dimentichiamo che la famiglia Medici di Firenze prestava denari a stati come la Francia e l’Inghilterra.

L’Italia da soggetto storico e politico di grande fama internazionale, improvvisamente scomparve dal panorama sia europeo che mondiale.

È in questo momento storico che nasce la propensione (ancora attuale) dell’Italiano che, sfiduciato e scettico, bada più al suo orticello che non allo sviluppo civico e sociale.

Questa attitudine suicido-egoistica è ciò che ci ha relegato alla sudditanza straniera per oltre 3 secoli, ed oggi alla sudditanza di una classe politica palesemente ostile al popolo italiano.

Questa attitudine non è un problema, è una situazione e come tutte le situazioni si possono risolvere.

Diventa un problema quando si ignora la causa.

A metà del 1500 la Chiesa aveva perso in pochissimi anni il monopolio spirituale sui paesi del centro-nord Europa come Scandinavia, Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Svizzera.

Alla Chiesa di Roma rimaneva Spagna, Portogallo, Irlanda ed Italia quale colonia spagnola.

Martin Lutero si era ribellato a Roma ed oggi, a distanza di 5 secoli, considerata la corruzione delle alte sfere clericali, possiamo affermare che ha interpretato perfettamente i malumori ed i desideri delle popolazioni transalpine.

Malumori che diedero vita a rivolte che fecero nascere Stati sovrani, non più condizionati e sottomessi alla Chiesa di Roma.

Oggi sappiamo che molte figure di spicco della Chiesa la pensavano esattamente come Martin Lutero, convinti che il monaco tedesco avesse detto molte verità sul malcostume del Clero, tuttavia per queste figure non era possibile o conveniente esprimersi in merito.

Un esempio fu la successione di Papa Paolo III a Clemente VII, il quale nominò cardinali due suoi nipoti, a riprova che tutto continuava come se nulla fosse.

Le alte sfere della Chiesa, invece di fare proprie alcune delle tesi di Lutero, almeno quelle basate sul palese buon senso e quindi ampiamente condivisibili, non seppero fare altro che chiudere il dialogo senza fare nessuna concessione.

Ciò accadde anche perché la dottrina cattolica e quella luterana erano palesemente incompatibili.

Il credo cattolico si basa sull’autorità del prete e delle figure clericali, con conseguente diritto a porsi come unici interpreti fra il fedele e Dio.

Invece il credo protestante attribuisce al fedele la facoltà di avere un dialogo diretto con Dio, di interpretarne la volontà secondo la propria coscienza, togliendo quindi alla Chiesa il monopolio spirituale.

In Italia la Chiesa di Roma continuò la strada della repressione e della persecuzione, ritenendo la sua autorità infallibile, convinta di essere la sola a poter interpretare le Sacre Scritture e che l’unico testo valido della Bibbia fosse quello in latino di Girolamo, la cosiddetta “Vulgata”.

 Tornando alla nascita della dottrina luterana, la Chiesa di Roma rispose in palese ritardo alla Riforma protestante. Infatti indisse il Concilio di Trento solo nel 1543, che si concluse 20 anni dopo, precisamente il 4 dicembre del 1563.

Il Concilio di Trento, nato per cercare un compromesso con i luterani, si concluse invece con una completa rottura proprio con i luterani stessi.

Nel concilio venne confermato che l’autorità della Chiesa era pari a quella delle Sacre Scritture e quindi la Chiesa, essendo infallibile, era la sola a poterle interpretare.

Per ciò che concerne la Bibbia, l’unico testo latino considerato valido, intoccabile sia nel presente che nel futuro era la versione di Girolamo, ovvero la “Vulgata”.

Martin Lutero venne considerato un eretico e chi si opponeva all’infallibilità della Chiesa veniva accusato di eresia e condannato al rogo.

È chiaro che siamo distanti anni luce dal riformismo che ormai in Europa era diventato realtà.

Il Concilio di Trento, nato per trovare un compromesso fra la Chiesa cattolica ed i luterani, non solo fallì nel suo intento originale, ma andò oltre.

 “Negò il problema di coscienza, abolì la coscienza, poiché solo il prete sa cosa è bene e cosa è male, avendo diritto di spionaggio, censura e castigo del diritto di opinione”.

Al contrario del riformismo, che aveva aperto le coscienze del centro-nord Europa, in Italia e Spagna si crearono le premesse per un “conformismo soffocante, piatto, che non lasciava scampo e che fertilizzava codardia ed ipocrisia”.

Mentre nelle altre Nazioni del centro-nord Europa Martin Lutero e Giovanni Calvino svegliarono le coscienze, in Italia il suddito era oggetto di intimidazioni.

 Con Giovanni Calvino nasce un uomo nuovo, un uomo che considera l’istruzione come dovere morale, poiché solo sapendo leggere può avvicinarsi alla Bibbia, che secondo la dottrina calvinista è l’unica possibilità di salvezza.

La salvezza, sempre secondo la dottrina di Calvino, è solo dentro la Bibbia, quindi chi rimane analfabeta si condanna alla dannazione.

Non c’è prete che possa salvarti perché ognuno è direttamente responsabile davanti a Dio.

“Fu qui che vecchi e giovani, uomini e donne si radunavano la sera in piccole assemblee, in case o cantine per leggere la Bibbia con il pastore.

È qui che il nobile sedeva allo stesso banco con il borghese, con il popolano, parlando lo stesso linguaggio.

È qui che nasce la vera democrazia, basata sui sentimenti religiosi di uguaglianza e sull’impegno della propria responsabilità personale.

Nessuno promette il paradiso, nessuno vende la redenzione in cambio di denari, nessuno noleggia la salvezza, devi solo fare il tuo dovere.

Il calvinista viene inteso come l’uomo del dovere, del sacrificio: nella famiglia, nel lavoro e nella società.

Ogni sera deve rendere conto a Dio che lo vede, lo sorveglia, deve dimostrare a Dio che ha prodotto più di quanto ha consumato, che ha risparmiato più di quanto ha speso, che ha penato più di quanto ha goduto.

L’imprenditore, lo studioso, il popolano, strappano il ruolo di protagonista al prelato andando a sovvertire le fondamenta della società tradizionalmente dogmatica, che per sua natura forgia sudditi” (Indro Montanelli).

Il calvinismo, partendo da Ginevra, si diffuse nei centri industriali e mercantili dell’Europa: non aveva dogmi o eserciti religiosi, ma solo un rifugio inattaccabile che è la Coscienza.

Tutto ciò venne considerato eresia dalla Chiesa, ma è questa eresia che ha dato il via al mondo democratico e meritocratico.

La Chiesa, combattendo questa eresia, è riuscita a sottrarre alla Rivoluzione l’Italia, la Spagna ed il continente sudamericano, con conseguenze che possiamo vedere ancora oggi.

“Con l’egemonia spagnola ratificata attraverso il trattato di Cateau-Cambrésis, l’Italia viveva una situazione di asservimento al secondino spagnolo ed all’inquisizione cattolica”.

La controriforma della Chiesa tolse qualsiasi difesa agli italiani, cui non rimaneva che pensare soltanto al proprio orticello, mentre nel centro-nord Europa i Popoli pensavano già in senso civico e sociale.

Successivamente al trattato di Cateau-Cambrésis del 1559, nel quarantennio che va sino al 1600, la storia italiana è molto povera di eventi.

L’unico episodio, che in Europa ebbe un eco enorme, accadde il 17 febbraio del 1600, quando il filosofo Giordano Bruno venne messo al rogo presso Campo dei Fiori, a Roma.

“Giordano Bruno venne spogliato e legato ad un palo sotto al quale erano state accatastate dei fasci di legno per appiccare il fuoco.

Per paura che Giordano Bruno parlasse, gli venne serrata la lingua in una morsa, poi un attimo dopo venne appiccato il fuoco e le fiamme divorarono il suo corpo.

L’Europa protestante inorridì di fronte a questo macabro scempio.

Questo era lo squallido paesaggio della Controriforma, dove preti e gendarmi arrostivano coloro che definivano ribelli ed eretici”.

Abbiamo detto che nel Medioevo le istituzioni più potenti d’Europa erano la Chiesa di Roma ed il Sacro Romano Impero.

Gli eccessi e l’avidità della Chiesa, corrotta e legata al mercato delle indulgenze, provocarono una forte reazione popolare nel centro-nord Europa, scoppiata nel 1517, quando Martin Lutero, prima, e Giovanni Calvino, dopo, smossero le coscienze, parlando di cristianesimo riportato alle sue origini evangeliche.

Dalle loro idee presero vita la Riforma e le religioni protestanti.

Il Sacro Romano Impero si ritrovò ad avere tre fedi: cattolica, luterana e calvinista.

La situazione era infuocata perché i cattolici erano diffidenti verso i protestanti mentre i protestanti chiamavano i cattolici “papisti” in senso dispregiativo.

Di conseguenza, crescendo l’odio, l’Europa diventò una polveriera dove bastava una scintilla a trasformare la violenza verbale in guerra civile.

In Italia tutto era piatto, poiché l’inquisizione, grazie all’esercito spagnolo, uccideva sul nascere ogni segnale di libertà.

Lo Stato Pontificio era descritto come “inetto e sopraffattore, inteso soltanto alla difesa dei privilegi e dell’analfabetismo”.

Nei vicereami di Napoli ed in Sicilia circa il 25% delle terre erano di proprietà di enti ecclesiastici, la cosiddetta “manomorta”, mentre il restante 75% era quasi tutto in mano ai latifondisti che, da quando si erano spostati nelle città, erano diventati solo dei parassiti.

Mentre in Italia il popolo era ridotto a suddito, tenuto sotto obbedienza con tormenti e paura, nell’Europa del centro-nord si sviluppava una società nuova che condannava questo regime di terrore.

Per ciò che concerne il Vangelo, la Chiesa della Controriforma non permetteva al fedele di leggerlo da sé, poiché è un compito che spettava esclusivamente al prete.

 Nel centro-nord Europa l’odio fra cattolici e protestanti cresceva, sfociando poi in violenza.

In Francia la guerra fra le due fazioni religiose provocò morte e distruzione persino maggiori delle guerre contro la Spagna, tanto che i protestanti (ugonotti) decretarono La Rochelle come loro capitale facendosi un loro esercito.

In Inghilterra la guerra religiosa tra cattolici e protestanti fu inibita dalla politica espansionistica verso le Americhe, iniziata nel 1606 con la prima colonia (Virginia), e verso l’India iniziata nel 1615.

La Germania, con l’accordo di Augusta del 1555, era divisa in sette principati che formavano un Parlamento.

Il calvinismo aveva conquistato anche Olanda e Svizzera, mentre i paesi Scandinavi erano totalmente convertiti al luteranesimo, quindi non vi erano tensioni religiose.

Ad Uppsala (Svezia) 300 ministri protestanti e laici, in rappresentanza di tutte le classi sociali, proclamarono che il trono di Svezia era accessibile solo ai luterani.

L’Italia era quasi completamente dimenticata.

 Venezia, che era la porta verso l’oriente, stava progressivamente perdendo importanza sia strategica che commerciale, poiché, con la scoperta dell’America, gli interessi si spostavano sempre più verso l’Atlantico.

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