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4. Machiavelli e Guicciardini

by Stefano Quadri

Abbiamo visto il passaggio da suddito del sovrano a Cittadino delle Istituzioni.

Il suddito in chiave contemporanea è colui che vive pensando solo alla sua sfera personale, al suo orticello, pensa a sé stesso, alla sua famiglia ed a portare i soldi a casa.

Questo modo di agire è legittimo, il problema nasce quando diventa l’unico modo di agire, perché il Cittadino, oltre a pensare al proprio orticello, ha anche una sua dimensione pubblica, sociale.

Questo lo porta ad abbracciare dei doveri nei confronti della Società nella quale vive, a difenderla da eventuali soprusi, ingiustizie, abusi di potere come ad esempio lo sperpero di denaro pubblico (che, come vedremo più avanti, in Italia è smisurato).

Lo sperpero di denaro pubblico non viene sentito come un problema dal suddito, che volendo vedere solo il suo orticello crede che il denaro pubblico non sia di nessuno (“res nullius”).

Invece il Cittadino, avendo anche una sua dimensione pubblica e sociale, sa molto bene che il denaro pubblico è di tutti, e quindi anche il suo: è denaro della Nazione, della Patria.

È la liquidità della Nazione, la linfa, il sangue della Patria perché frutto del lavoro, dell’impegno e dell’energia collettiva; quindi è sacro, molto più sacro del denaro individuale.

Tornando all’Europa dell’epoca, è evidente che i piccoli Stati della penisola italiana non potevano resistere agli attacchi dei nuovi Stati-Nazione, che ormai, grandi ed organizzati, si contendevano il primato nel panorama europeo.

L’Italia, così destrutturata, divenne preda delle Nazioni del centro-nord Europa, e, prima di sentir parlare di Nazione Italiana, dovranno passare oltre 300 anni, grazie a personaggi come Giuseppe Mazzini e Vincenzo Gioberti.

In questi 300 anni la penisola italiana era come un insieme di cocci alla mercé di eserciti più numerosi e potenti.

Non a caso Carlo VIII, nel 1494, conquistò Napoli con grande facilità, arrivando poi alla pace di Cateau-Cambrésis del 1559 che determinò il primato spagnolo sulla penisola italiana.

Fu così che l’Italia dei “secoli d’oro” precipitò in una profonda crisi, sia geopolitica che economica.

La crisi economica fu conseguente anche alla scoperta dell’America, che di riflesso spostò gli interessi commerciali dal Mediterraneo verso l’Atlantico.

In questo periodo l’Italia, che per secoli era stata un soggetto fondamentale nello scacchiere europeo, divenne oggetto delle bramosie di altre nazioni più grandi, che ora si contendevano il controllo dell’Europa, maturando quei valori che sarebbero poi stati alla base della democrazia.

Il trattato di pace di Cateau-Cambrésis del 1559 relegò l’Italia a colonia spagnola fino al 1713, quando, con il trattato di pace di Utrecht, l’Italia divenne colonia spagnola, austriaca e francese fino al 1861, anno in cui avvenne l’Unificazione.

È bene comprendere che in questi 500 anni di storia moderna l’Italia ne ha vissuti ben 350 in condizioni di colonia di potenze straniere.

Tutto ciò, però, non è passato inosservato in Italia a grandi pensatori di prim’ordine che avevano ben capito cosa stava accadendo, alcuni di essi sono Nicolò Macchiavelli e Francesco Guicciardini.

 Nicolò Macchiavelli descrisse in maniera magistrale la frantumata politica italiana come un “pulviscolo di staterelli in perenne lotta fra loro”, dove le forze, essendo più o meno equivalenti, impediscono che una sola forza si imponga sulle altre.

Macchiavelli scrisse testualmente: “e veramente alcuna provincia non fu mai unita o felice se la non viene tutta all’obbedienza d’una repubblica o di un principe, come è avvenuta alla Francia e alla Spagna”.

Nicolò Macchiavelli disse che in Italia non possiamo essere felici se non ci aggreghiamo, se questi feudi e staterelli non si aggregano fra loro formando uno Stato sovrano.

Testualmente scrisse: “e la cagione (la causa) che la Italia non sia in quel medesimo termine, né abbia ella una Repubblica o un principe che la governi è solamente la Chiesa”.

Secondo Nicolò Macchiavelli la colpa della mancata unità nazionale, che ha determinato la scomparsa dell’Italia dalla scena mondiale, è da ricercare nella Chiesa di Roma.

Sempre secondo Macchiavelli, la “Chiesa ha sempre favorito il gioco di uno staterello contro l’altro, per evitare che uno di essi diventasse troppo forte ed inglobasse gli altri”.

Ogni volta che c’è stato bisogno, infatti, la Chiesa di Roma non ha esitato a fare ricorso all’intervento di una Nazione straniera, trasformando così l’Italia in un campo di battaglia e conseguentemente, in una colonia francese, spagnola e austriaca.

Secondo Macchiavelli, solo un principe audace ed astuto avrebbe potuto trasformare l’Itala in uno Stato Nazionale sovrano, sul modello di nazioni come Spagna, Francia, Inghilterra.

Macchiavelli rimase sempre fedele all’ideale di un’Italia unita, armata e laica.

Anche Francesco Guicciardini nello stesso periodo scrisse testuali parole: “tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte: vivere di Repubblica bene ordinata nella nostra città; Italia liberata da tutti i barbari e liberato il mondo dalla tirannide di questi scellerati preti”.

La nascita di uno Stato laico offriva al suddito il modo migliore per svincolarsi dall’oppressione della Chiesa e della Inquisizione.

Invece, fino a quando non c’erano gli Stati Sovrani, la Chiesa la faceva da padrona, perché un suddito fedele alla religione non poteva mettere in discussione il dogma ecclesiastico se non riusciva a vedere alternative.

Per questo motivo la Chiesa non vedeva di buon occhio la formazione di uno Stato Sovrano e, dove poteva impedirne la nascita, non esitò a farlo.

Teniamo anche conto che lo Stato Pontificio, essendo nella penisola italiana, non poteva tollerare la nascita di uno Stato laico ed indipendente nel territorio italiano.

Già nel trattato di pace di Cateau-Cambrésis del 1559 la Chiesa perse gran parte del suo potere anche in Italia, perché di fatto gli restava solo lo Stato Pontificio.

Alla luce di quanto detto, dunque, fu in occasione della riforma protestante di Martin Lutero prima e di Giovanni Calvino poi, che ebbe inizio la divaricazione tra due modelli di società: quella delle Nazioni del centro-nord Europa da una parte e quella di Italia, Spagna e Portogallo dall’altra.

Nel centro-nord Europa la Bibbia venne tradotta nelle lingue locali per permettere ad ognuno di leggersela autonomamente, facendo anche nascere diverse scuole per alfabetizzare la popolazione.

In Italia la Bibbia rimase in latino ed il popolo analfabeta.

Nel centro-nord Europa i sudditi diventano cittadini, sviluppando in sé stessi il senso dello Stato, mentre in Italia ciò non avviene.

Francesco Guicciardini nella sua opera “Storia d’Italia” evidenzia come i sentimenti maggiormente rappresentati dagli italiani fossero, come oggi, la sfiducia e lo scetticismo e l’unica alternativa era pensare al proprio “particulare”, ovvero al proprio orticello.

Francesco Guicciardini aveva ben chiaro che se non vivi in uno Stato con delle istituzioni alle quali ti puoi rivolgere, ti resta solo la sfiducia e lo scetticismo.

Nell’Europa del centro-nord le riforme di Martin Lutero e Giovanni Calvino svegliarono la coscienza individuale delle persone, favorendo la nascita di un uomo nuovo.

“Un uomo che considera l’istruzione come un dovere morale, poiché solo quando avrà imparato a leggere potrà abbracciare le Sacre Scritture che Giovanni Calvino indicava come unica bussola per la salvezza”.

Qui nasce un uomo che da soggetto passivo (suddito), acquisisce la propria coscienza individuale (Cittadino).

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