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21. La sinistra al potere: Agostino Depretis

by Stefano Quadri

Con la Sinistra al Potere, nel sistema politico italiano, venne introdotto il fenomeno del “trasformismo“, grosso problema ancora oggi.

Il “trasformismo“ consiste nell’ottenere, da parte della maggioranza di Governo, il voto di uno o più parlamentari dell’opposizione, mediante compensi clientelari di vario genere.

Ovvero ogni nemico può trasformarsi in amico e di riflesso, ogni amico può trasformarsi in nemico.

Depretis formò il suo primo governo con uomini esclusivamente di Sinistra, ma dato che non aveva la maggioranza, se la comprò.

La nascita del Trasformismo Italiano

Il fenomeno del trasformismo è un nodo centrale della storia dell’Italia contemporanea, perché ci fornisce “una chiave di lettura” di molti accadimenti che hanno caratterizzato la politica del nostro Paese, con le relative conseguenze su tutta la società.

Depretis (e anche successivamente Giolitti) mise in atto la corruzione dei singoli in maniera sistematica al punto che, appena 6 anni dopo la sua nomina (1882), il clientelismo raggiunse il suo apice.

Per effetto della gestione di Depretis, la Sinistra “piegò il sistema amministrativo a strumento di organizzazione clientelare del consenso.

A partire dal 1876, con la Sinistra al potere che introdusse il clientelismo, l’ingerenza della politica nell’amministrazione ed una conseguente e crescente dequalificazione della classe politica italiana, si assistette alla costruzione di un sistema che, con regolarità, si riproduce secondo la stessa logica, ovvero in un’alternanza di “fasi trasformistiche e di fasi autoritarie”.

Tutto ciò ha dato vita al sistema dello sperpero di denaro pubblico, disperso negli svariati rivoli delle clientele, il cui costo per il Popolo è elevatissimo, mentre non ci sono benefici significativi in campo sociale, economico e culturale.

Con le leggi doganali del 1878 e del 1887, il governo di Sinistra celebrò il matrimonio tra gli interessi degli industriali del nord e quelli dei latifondisti del sud.

Fu una vera collusione tra antico e moderno, che accentuò ancora di più il divario tra nord e sud “ed accrebbe la gravità della ancora oggi irrisolta questione meridionale”.

Lo stesso Mazzini, prima di morire, scriveva: “L’educazione politica dei miei compatrioti è meno avanzata di quello che una volta speravo. La questione italiana, che ritenevo prima d’ora potesse essere diventata una questione di azione e di realizzazione, è ancora una questione di educazione”.

La piega che prese il nuovo Stato italiano fu così deludente che i giovani appartenenti alle élites garibaldine, repubblicane e democratiche, percepirono grande il divario tra realtà e livello delle aspirazioni.

Questa insofferenza fu la principale causa delle reazioni ideologiche che caratterizzarono i due ultimi decenni del 1800, il primo quindicennio del 1900 ed anche l’estremismo eversivo di oggi.

Il socialismo di Michail Bakunin

In quegli anni in Italia iniziò a prendere piede il socialismo e la figura centrale di questo movimento fu il russo Michail Bakunin, giunto in Italia tra il 1865 e il 1867.

Marx immaginava una società dall’alto verso il basso sostenendo che “la forza materiale della democrazia è unicamente nel Popolo”, mentre l’ideologia di Michail Bakunin esaltava anche il mondo contadino, di contro a quello industriale.

Le élites giovanili italiane della media e piccola borghesia, insoddisfatte della società italiana, si rifacevano all’anarchismo bakuniniano che rifiutava lo Stato in linea di principio.

Infatti Bakunin, che considerava Marx un “comunista autoritario e centralista”, fu il vero fondatore del socialismo italiano, amalgamando le due correnti, prima divise tra l’anima anarcoide delle élites e quella socialdemocratica degli operai.

Nel 1874 gli anarchici internazionalisti italiani costituirono 155 sezioni con 32.450 aderenti e nel 1881 fu organizzato il primo congresso operaio lombardo.

Alcuni gruppi eversivi portarono all’estremo le loro iniziative e la loro idea politica, al punto da giustificare le dure parole di Engels:
Gli italiani devono fare ancora un po’ di scuola di esperienza, per imparare che un Popolo tanto arretrato di contadini come il loro, non fa che rendersi ridicolo, quando vuol prescrivere agli operai dei popoli della grande industria come devono contenersi per giungere all’emancipazione”.

Intanto Depretis collezionava il disprezzo di parte della stampa e della politica, tanto che un giornale lo definì “amico delle spie e dei ladri”.

Alcuni nomignoli furono: “Caino”,Giano bifronte”,il clown”,il mago”.

Petruccelli disse: “Egli è nato malfattore politico, come si nasce poeta o ladro”.

Silvio Spaventa, per prenderne le difese, lo paragonò ad “un cesso, che resta pulito, sebbene ogni immondizia vi passi”

Barlizai diceva che “era invaso dal démone della procrastinazione”.

Pareto chiamò il suo regime “la dittatura più assoluta che sia possibile in uno Stato a regime parlamentare”.

Per ciò che concerne la politica estera, nel maggio 1882, Depretis firmò a Vienna un trattato con Austria e Germania (la triplice alleanza), impegnandosi al reciproco aiuto in caso di aggressione.

Bismarck non perse l’occasione per farci capire quanto contavamo, dicendo che l’unico contributo che si aspettava dall’Italia in caso di guerra era “un caporale con la bandiera, un tamburino e la fronte rivolta verso la Francia invece che verso l’Austria”.

Il 9 gennaio 1878 muore Vittorio Emanuele II, il 7 febbraio dello stesso anno, muore Pio IX. Giuseppe Garibaldi muore a Caprera il 2 giugno 1882.

Le ultime parole di Garibaldi furono: “muoio nel dolore di non veder redente Trento e Trieste”.

Un fiume di discorsi e una marea di bandiere sommersero l’Italia.

Depretis muore nel 1887 ed a fine luglio gli succede Francesco Crispi, nato nel 1818 in provincia di Agrigento.

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