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20. Annessione dello Stato Pontificio

by Stefano Quadri
Annessione dello Stato Pontificio

Il 5 settembre 1870 il Governo decise per l’annessione dello Stato Pontificio, non prima di dare un ultimatum al Papa.

Si attese alcuni giorni che il Papa issasse la bandiera bianca, poi venne inviato l’esercito a Roma.

Il 20 settembre 1870 il generale Luigi Cadorna, alla guida di 50.000 uomini, aprì la famosa breccia di Porta Pia e l’esercito entrò a Roma.

I giornali italiani scrissero che i romani sfogavano “la vergogna di avere sopportato per tanti secoli l’infame tirannia sacerdotale”.

In realtà i romani sfogavano i rancori della miseria, poiché, su una popolazione di 230.000 abitanti, c’erano 50.000 disoccupati e 30.000 accattoni quotidianamente offesi da sperperi e sfarzi di una Curia e di un’aristocrazia che vivevano da nababbi.

I soli a manifestare ostilità contro l’Italia fu parte dell’aristocrazia e la pseudo-borghesia di avvocati e notai che formavano il sottogoverno laico della Curia.

La popolazione, invece, non rimpianse il vecchio regime clericale-aristocratico, come dimostra il plebiscito del 2 ottobre che, con 40.000 sì e solo 46 no, votò per l’annessione all’Italia.

Pio IX non perdeva occasione per denunciare al mondo la sua condizione di prigioniero, definendo in un’enciclica l’occupazione italiana “ingiusta, violenta, nulla e invalida”, scomunicandone i responsabili.

Il Papa cercò anche di provocare un intervento militare straniero rivolgendosi a tutti i capi di Stato.

Gli rispose solamente il tedesco Ottone di Bismarck, fra l’altro luterano, dicendo di essere pronto ad intervenire purché la Santa Sede fosse trasferita in Germania.

Il Governo italiano rassicurò tutti i governi che la libertà del Papa non sarebbe stata minimamente condizionata.

Venne approvata la Legge delle Guarentigie, ovvero delle garanzie, destinata a regolare i rapporti tra Stato e Chiesa fino al 1929.

La Legge delle Guarentigie diceva:

  • inviolabilità del Papa
  • diritto di tenere guardie armate
  • libertà di comunicazioni postali e telegrafiche
  • diritto alla rappresentanza diplomatica
  • una rendita annua di 3 milioni e 250 mila lire per il mantenimento suo, del Sacro Collegio e dei palazzi apostolici.

Il Papa respinse in blocco “quei futili privilegi e immunità” proibendo ai cattolici di prendere parte alle elezioni (non expedit, non conviene, lo trasformò in non licet), dicendo che la differenza tra la Destra e la Sinistra è quella che passa tra il colera e il terremoto.

Fu nel pieno di questa lotta per Roma che Mazzini scomparve.

Annessione dello Stato Pontificio: l’Italia dopo la morte di Mazzini

A Mazzini, che per Roma aveva spasimato tutta la vita, quella conquista fatta in punta di piedi e quasi di sotterfugio pareva “una profanazione”.

A forza di aspirare l’annessione di Roma all’Italia, gli uomini del Risorgimento finirono per darle un significato magico, di consacrazione, come se, solo avendo Roma, l’Italia potesse trovare il suo senso di Nazione, di Stato.

Mazzini aveva tentato fino all’ultimo di ricucire i brandelli della sua bandiera, ma alla fine lo vinse la disperazione.

E l’Italia? L’Italia dei miei sogni? L’Italia che ho predicato? L’Italia che ho sognato? E’ soltanto un fantasma? Una parodia?”

Mazzini in Italia circolava con un falso passaporto inglese intestato a Mr Brown, sebbene la polizia sapesse benissimo chi era, dov’era e cosa faceva.

Quando vide che le forze lo stavano abbandonando, si rifugiò a Pisa, a casa di Pellegrino Rosselli, genero della sua amica del cuore Sarah Nathan.

Alle sue cure pensava il fedelissimo Agostino Bertani, medico chirurgo, ma Mazzini come paziente lo aiutava ben poco: “Questa vita di macchina che scrive, scrive, scrive da trentacinque anni comincia a pesarmi” diceva.

Mazzini non si rassegnava all’idea che l’Italia fosse solo un fantasma.

Amate operosamente questa grande e povera patria nostra” raccomandava ai quei pochi fedeli che gli erano rimasti vicini.

E sul letto di morte, le sue ultime parole furono ancora di speranza: “Ora tutti lavorerete con più fede, con più ardore per far sì ch’io non abbia vissuto invano”.

Mazzini morì il 10 marzo 1872 e, come da sua volontà, fu sepolto nel cimitero di Staglieno accanto a sua madre, nel più totale silenzio.

L’Italia “legale”, quella dei palazzi governativi e delle istituzioni non disse una parola, anche quella “reale” non si mostrò molto colpita dalla sua scomparsa.

La rigorosa coscienza morale di Mazzini e la sua concezione della vita come di un dovere da assolvere, lo avevano sempre reso straniero in un paese incline ai melodrammi come il nostro.

L’immensa stima di cui Mazzini aveva goduto era intrisa anche di un certo fastidio.

Ancora oggi egli resta il padre di una Patria che non si è mai sentita figlia sua.

Perché se lo fosse non sarebbe com’è.

Inizia la caduta della Destra Italiana

Nel giugno del 1873 si aprì una crisi interna alla Destra così venne eletto Minghetti alla Presidenza del Consiglio.

In realtà la debolezza della Destra era evidente e le cause erano diverse.

Dopo la morte di Cavour mancava un leader.

Verso il 1870 il liberismo economico entrò in crisi e di conseguenza anche l’economia italiana.

Inoltre la questione meridionale era abbastanza drammatica.

Infine, la missione della Destra si era esaurita con l’unificazione legislativa e amministrativa dell’Italia ed il suo pareggio di bilancio.

Durante le elezioni del 1874, cui il Papa proibì ai cattolici di partecipare al voto (non licet), la Destra, capeggiata da Minghetti, ottenne 276 seggi, mentre la Sinistra, capeggiata da Agostino Depretis, ne ottenne 232.

Poi il Governo Minghetti presentò un disegno di legge nel quale la gestione delle ferrovie veniva affidata allo Stato, come in tutti gli Stati moderni.

La legge era alquanto equilibrata e saggia, ma una parte dei moderati toscani e lombardi, pur di impedirne il varo, passarono alla Sinistra, così il governo fu battuto e dovette rassegnare le dimissioni.

Il Re diede l’incarico al capo dell’opposizione Agostino Depretis (sinistra) di formare un nuovo governo.

L’azzeramento del debito pubblico

Questo sgretolamento della Destra italiana accadde anche perché, due giorni prima, Minghetti annunciò che il debito pubblico era stato azzerato, e due giorni dopo la Destra si sgretolò come se, di colpo, fosse venuto a mancarle il motivo della sua sopravvivenza politica.

L’opinione pubblica dimostrò apprezzamento per l’azzeramento del debito pubblico, tuttavia popolazione e parlamentari erano ben lontani l’uno dall’altro.

Destra e Sinistra erano entrambe di estrazione borghese, attingevano i loro titoli morali al Risorgimento ed erano espressione della stessa ristretta categoria di “notabili”, gli unici che nella pratica avevano il diritto di voto.

Questo enorme divario fra dirigenza e popolazione, era un riflesso di come era stata fatta l’Italia; un conto era un’Italia fatta dal Piemonte con il suo esercito, un conto un’Italia fatta dal Popolo in armi con le barricate.

“Tutto il Risorgimento si era cristallizzato nel conflitto fra queste due soluzioni: quella illuminista di un’Italia fatta dal Principe, ovvero dall’alto, e quella rivoluzionaria di un’Italia fatta dal Popolo, ovvero dal basso”.

L’ultima battaglia era stata combattuta sulla questione di Roma ed una volta risolto, il problema non era chi dovesse fare l’Italia, ma chi l’aveva fatta.

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