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12. La Rivoluzione Francese

by Stefano Quadri

Nel 1773 i coloni americani, dopo l’ennesima tassa imposta dagli Inglesi, assaltarono un carico di thè nel porto di Boston dando il via alla Rivoluzione Americana, che portò alla libertà nel 1782.

Nel frattempo, nel 1776, era nata la Dichiarazione d’Indipendenza redatta da Thomas Jefferson.

La dichiarazione d’Indipendenza diceva “tutti gli uomini sono uguali e con dei diritti che nessuno può contestare…. con il loro voto designeranno i delegati, i quali in nessun caso potranno coartare i loro inalienabili diritti, compresa la revoca della delega.

Essi si sottometteranno alle decisioni di una maggioranza, che tuttavia sarà tenuta al più assoluto rispetto delle minoranze e del singolo.

Fra i cittadini non ci saranno altre differenze che quelle create dal merito, e quindi non potranno mai diventare ereditarie.

Come i diritti, i doveri saranno uguali per tutti: nessuno, qualunque posto occupa, potrà esserne esentato.

Solo la legge, espressione della volontà collettiva, è sovrana”.

Quando i soldati francesi, guidati da Lafayette, sbarcarono in America (di cui erano alleati) lessero lo Statuto dei coloni insorti, “ne constatarono la fattibilità e gli effetti positivi, ne assorbirono il fremito democratico e lo riportarono in patria”, ove il terreno era già stato preparato da Rousseau attraverso il suo “Contratto Sociale”.

La borghesia cittadina (o Terzo Stato), che nel Parlamento francese rappresentava il 96% della popolazione, pose fine al potere del Re il 17 Luglio 1789 (anche se la presa della Bastiglia risale al 14 luglio) scrivendo la nuova Costituzione basata sui principi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità.

Alle Corti di Vienna, Berlino, Pietroburgo e Madrid, i fatti di Parigi apparivano come una manifestazione di demenza collettiva.

Ci volle tempo prima che l’Europa si rendesse conto di cosa stava accadendo; ma quando lo realizzarono, Austria e Prussia si coalizzarono contro la Francia.

Da quel momento rivoluzione e patria divennero una cosa sola.

Il comandante dell’armata prussiana, in marcia verso Parigi, minacciò la distruzione della città se solo si fosse torto un capello a Luigi XVI ed a sua moglie Maria Antonietta.

La Francia, guidata da Danton, raccolse la sfida; la folla trascinò i due sovrani al patibolo e furono ghigliottinati.

L’Europa, insieme alle menti più progressiste dell’Illuminismo che in principio avevano simpatizzato con i rivoltosi di Parigi, furono sconvolte dall’assassinio dei reali di Francia e lo deplorarono aspramente.

Forse il solo a capire cosa stava accadendo fu Goethe, quando disse che quegli avvenimenti non rappresentavano la fine del mondo, come tutti pensavano, ma la fine di un mondo.

Ed era vero.

Il 1789 chiude un’era.

L’assassinio del Re e della Regina scatenò una guerra contro la Francia da parte dell’alleanza formata da Austria e Prussia, alla quale si aggiunsero Piemonte, Stato Pontificio e Regno di Napoli.

L’esercito francese era forte di 300.000 uomini e il governo di Parigi, allora chiamato Direttorio, fece una manovra diversiva in Italia per obbligare l’Austria a dislocarvi parte del suo esercito, inviando un Generale còrso di appena 27 anni, Napoleone Bonaparte.

Nel marzo 1796 il corpo di spedizione francese era composto di 30.000 uomini, mentre quello avversario disponeva di 60.000 uomini, metà austriaci e metà piemontesi.

Nonostante lo svantaggio numerico, l’esercito rivoluzionario guidato da Napoleone Bonaparte sconfisse quello Austriaco.

Napoleone conquistò così la Lombardia, che venne chiamata Repubblica Cisalpina, adottando il tricolore verde, bianco e rosso.

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